L'angolo del vechio por Emilio Gallo - muestra HTML

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LANGOLO DEL VECCHIO

 

 

 

                                       

 

 

                                                                                                            Emilio Gallo

 

 

IL LIBRO MALEDETTO

 

 

 

Quella mattina Pietro si sentiva male.

Si era svegliato presto allo spuntare dell’alba. Insieme a lui la madre. Lei gli preparó la colazione. Giovanna, sua moglie, fece manifesto il suo rifiuto rimanendo a letto.

La notte  appena trascorsa non era stata precisamente una notte d’amore ma di lite.

Pietro pensava di investire il capitale fino allora risparmiato nell’apertura di una librería, ma sua moglie era opposta energicamente, Cosí i due sposi avevano dormito in posti separati: lei, nel letto matrimoniale, lui, sul divano. La madre cercó di riconciliarli, ma tutto fu vano. Mentre andava al lavoro Pietro soppesava i pro e i contro dell’investimento .L’alternativa, proposta dalla moglie, di aprire un salone di bellezza, non la scartava, ma era piú incline alla librería.

I libri erano la sua passione.

Passione che coltivava con un fanatismo quasi eroico per non dire stoico.

Sacrificava all’acquisto di un libro anche il denaro destinato a un paio di scarpe. E questo contrariava molto sua moglie.

E come!

Erano trascorsi cinque anni da quando aveva incominciato a lavorare nella Biblioteca Municipale. Dietro consiglio di Giovanna aveva risparmiato i soldi,destinati all’acquisto settimanale dei libri, poichè ne poteva leggere quanti voleva senza spendere niente. Quando comunicó alla moglie il suo desiderio di aprire una librería, questa, andó su tutte le furie. Non era da meno!

Il ricordo delle sofferenze e penurie patite  per colpa della passione del marito era ancora fresco. In casa c’erano all’incirca duemila volumi che Pietro e solo lui curava religiosamente. Cercare di convincere Giovanna fu inutile.Al posto della libreria, sua moglie propose l’alternativa del salone di belleza, piú pratico e remunerativo. Ciascuno sostenne la propria tesi e… finirono dormendo in posti separati. Al ritorno a casa,Pietro pensava che avrebbe persuaso sua moglie con altri argomenti. Almeno cosí pensava.

Almeno!

La scoperta di quel giorno cambió il corso degli eventi.

 

Dobbiamo far notare che Pueblo Viejo (Paese Vecchio) era un paese dimenticato dagli uomini e da Dio. L’unica  strada per arrivarci era una vecchia via mulattiera tracciata nei tempi dei conquistadores. conosciuta da tutti nel secolo scorso come passaggio obbligato per attraversare la frontiera, agli inizi di questo secolo poco a poco era passata nel dimenticatoio dei pianificatori di autostrade ed aeroporti. Furono dei padri missionari che costruirono la chiesa e la biblioteca. Questa nacque con l’accumularsi dei libri degli stessi missionari e a quelli dei viandanti premurosi che li lasciavano in donazione. Con la costruzione della scuola il flusso dei libri e materiale letterario divenne regolare, ma tardavano ad arrivare. Sempre c’era un volontario (fra cui Pietro) che andava  al capoluogo regionale per portarne di nuovi.

Non tutti avevano dimenticato Pueblo Viejo (non c’era sulla mappa). Dio si ricordava ogni tanto al mandare i suoi sacerdoti a predicare il vangelo.

Non c’era radio, non c’era televisione. Solo i giornali arretrati ed i libri mantenevano il contatto con la civiltá.

Quel giorno Pietro decise di mettere ordine nello scaffale piú antico della biblioteca, quando…lo vide.

 

Nascosto, come se non volesse mostrarsi agli occhi indiscreti del pubblico stava un libro. Il Libro.

Pieno di polvere. Non era stato letto da anni. Lo spolveró con estrema cura e delicatezza. Lesse il titolo o piuttosto cercó di leggerlo. Non riusciva a capire i caratteri strani stampati sul dorso e sulla copertina.

Il grado di istruzione di Pietro arrivava fino alla quinta elementare, quindi non era in grado di decifrare quegli strani caratteri che aveva davanti. Consultó il catalogo. Il Libro non compariva nell’inventario. Chiese al bibliotecario. Costui non sapeva della sua esistenza e purtroppo aveva lo stesso grado d’istruzione di Pietro. Aveva avuto il posto non per merito ma per raccomandazione politica.

Il giovane portó Il Libro a casa. Cercó fra i suoi duemila volumi  per vedere se trovava qualcosa rassomigliante. Invano!

Lo mostró agli amici. Nessuno sapeva. L’unico in grado di svelare il mistero del Libro sarebbe stato il parroco

Ma   costui era morto il mese prima ed il suo successore, sebbene Dio lo aveva spedito via espresso, non era ancora arrivato.

La notizia si sparse in un baleno: Pietro aveva un libro stampato con strani caratteri che nessuno sapeva decifrare.

A Pueblo Viejo le persone piú importanti e rispettate erano tre: Il sindaco, il parroco e lo stregone. Quest’ultimo faceva da taumaturgo, faccendiere e naturalmente parlava con l’aldilá. I paesani, nonostante la presenza di quattro medici, andavano a consulta con lui e facevano quattro chiacchiere con gli antenati.

Non si poteva concepire la vita a Pueblo Viejo senza lo stregone.

Naturalmente la notizia del Libro, con L maiuscola come gía lo denominavano, arrivó alle sue orecchie.

Voleva vederlo. Andó a casa di Pietro.

Cosí ebbe inizio la fine.

 

Il giovane con un certo tremore mostró il Libro con L maiuscola.

Lo stregone lo esaminó con cura. Lo vide al dritto e al rovescio. Lo colpí sotto e sopra. Lo aprí. Lo chiuse. Lo ritornó al padrone. Allarmato incroció le dita e sputó per terra. IL verdetto fu lapidario: Era un libro di Satana scritto nella sua lingua. Bisognava disfarsene il piú presto possibile se no, gravi sciagure che non hanno nome avrebbero colpito Pietro, la sua famiglia ed il paese intero. Il giovane si rese conto che il vecchio stregone, nella sua ignoranza (era analfabeta) parlava di cose vane e superstiziose. Voleva bruciare il Libro inmediatamente. Pietro non lo permise.

Arrivarono alle mani. Il vecchio stregone uscí malconcio dalla casa maledicendo Pietro ed i suoi occupanti. La sua autoritá era stata interdetta ed umiliata. Questo non aveva perdono degli spiriti. Presto si sarebbe incaricato di recuperare la dignitá perduta.

E come lo fece!

 

Il Libro con L maiuscola si trasformó dalla notte al mattino nel Libro Maledetto con L ed M maiuscole.

Pueblo Viejo si divise in due parti. Uno, la maggioranza, volevano bruciare il libro inmediatamente. Gli altri, una esigua minoranza, volevano portarlo al capoluogo regionale perché fosse esaminato e svelato il mistero.

In casa di Pietro, causa la maledizione dello stregone, scoppió un’altra volta la bufera. Giovanna, superstiziosa come nessuno, timorosa delle conseguenze, lottava per prendergli il Libro. Voleva bruciarlo lei stessa. La madre, angosciata, cercava di calmare gli animi.

Non ebbe esito.

Esito ebbero i paesani che avevano circondato minacciosamente la casa.

Pietro ritrovó la calma. Uscí a parlare con i paesani infuriati al comando del vecchio stregone.

Non ci fu modo di intendersi. Intervenne il sindaco. Accordarono che Pietro avrebbe consegnato il Libro Maledetto in meno di quattro ore, tempo necessario per preparare la ceremonia di purificazione del paese  e bruciare il Libro nella pubblica piazza. Il giovane accettó. Non aveva altra scelta. Voleva guadagnare tempo. In quattro ore avrebbe cercato il modo di uscire dal paese e portare il Libro al capoluogo con il favore e la protezione delle tenebre. Non poté farlo. Giovanna lo denunzió al vecchio stregone.

 

La turba, inasprita, fiaccole in mano accorse minacciosamente.

Intimarono a Pietro di consegnare il Libro. Il giovane rifiutó con fermezza. A questo punto (non si poté chiarire bene), forse il vento portó delle scintille sul tetto di legno, dicevano alcuni, forse per noncuranza di uno dei paesani che portava una fiaccola, dicevano altri, l’incendio distrusse tutto.

Nella casa morirono Pietro e sua madre. Abbracciati, in mezzo a loro stava il Libro Maledetto con L ed M maiuscola. Il fuoco duró tutta la notte. Visto da lontano sembrava un’enorme pira di quelle che si fanno nelle feste patronali dove la gente tutt’intorno  balla, mangia e beve fino all’alba.

All’alba  rimasero solo le ceneri.

Nel centro di quello che era stato il salotto trovarono due corpi carbonizzati: Pietro e sua madre.

In mezzo a loro, quasi intatto, un pó bruciacchiato, il Libro Maledetto.

Terrorizzata la gente si allontanó a piú non posso. Alcuni si chiusero in casa, nel bagno, sotto chiave, facendo scongiuri di ogni specie. Avevano paura che il Libro li contagiasse con il suo male.

Il Sole era giá alto sulla cupola celeste. La gente aveva paura di uscire di casa. Avevano paura di avvicinarsi alla casa in cenere, anche se,per dare cristiana sepoltura a due corpi carbonizzati, avrebbero dovuto farlo.

I pochi coraggiosi discutevano, in piazza col vecchio stregone, per trovare una soluzione all’arduo problema.

Dio gliela diede.

Montato su una mula bianca, faceva il suo ingresso nel paese, per la strada principale, il nuovo parroco. Costui non si immaginava un’accoglienza cosí calorosa.

Nei registri della curia Pueblo Viejo appariva come un paese senza Dio, apático in materia di religione, afferrato tenacemente ai suoi lari, superstizioso piú in lá dell’immaginabile.

Tutti parlarono allo stesso tempo.

Il povero parroco non capiva. Solo riuscí a captare tre parole: Libro Maledetto, Satana, fuoco.

Una potente voce di tenore fece zittire la multitudine. Tutto il paese era acorso.

Nel silenzio generale la bocca di Giovanna spiegó quello che era successo. Inmediatamente fu portato al luogo dove sorgeva la casa.

Vide tutto.

Ammutolí d’orrore quando vide i cadaveri non ancora sepolti

Si inginocchió.

Prese il Libro.

Molti caddero in ginocchio e fecero il segno della croce.

Il parroco riconobbe l’opera massima dell’antichitá: L’Iliade di Omero scritta in greco.

E…fu il Dies irae.

Il dito del Signore non si contenne, lanció anatemi  e pene dell’inferno a destra e a sinistra. Il giorno del giudizio universale era cominciato. Tutti quanti caddero in ginocchio, piangevano e si contorcevano dal dolore presi da non so quale pena dell’inferno. Alla fine l’ira del Signore si placó.

Il parroco spiegó ció che era il Libro Maledetto con L ed M maiuscola. Fece un breve riassunto del contenuto.

Giovanna, presa dal dolore, si lanció sui corpi amati e li bagnó di lacrime. Era tardi.

 Troppo tardi.

Factum consumatum est.

 

Mai nel paese un funerale era stato tanto suntuoso. Mai i dolenti furono tanti.

Vollero punire il colpevole .Ma il vecchio stregone, aiutato dagli spiriti, era scomparso. Molti dissero che Satana se l’era portato in un altro paese.

Quella notte il parroco, ripensando i successi del giorno, con amara ironía constatava che le fiamme di Troia, a distanza di secoli, mietevano ancora vittime innocenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PLACIDUM CAPUT EXTULIT UNDA

 

 

 

“Placidum caput extulit unda....”.Non poté continuare a leggere.I suoi occhi si riempirono di lacrime. Questi enigmatici versi di Virgilio li avrebbe ricordati per sempre.

 

Tempo addietro, Roberto era arrivato al paese come professore incaricato di letteratura. In cittá aveva lasciato una vita di lusso e di comoditá. Tutti, genitori, amici ed amanti, si erano opposti a quella nomina in quel paese tanto lontano e distante dalla civiltá.

Quando lesse sui giornali che stavano cercando un professore in lettere, non esitó a presentare la sua candidatura. Incredibile dictu! Il Ministero di Educazione, la cui burocrazía competeva in velocitá con le tartarughe, gli diede la nomina lo stesso giorno. Doveva presentarsi alla sua nuova scuola in uno spazio di tempo minore di cinque giorni. É che non c’era un’altro candidato ed il posto era vacante giá da un anno. Nessuno voleva andare. Quanta ragione!

 

Il viaggio fu lungo e faticoso Attraversó valli e montagne sconosciute ma alla fine arrivó. Il paese riposava in una immensa valle attraversata da un fiume che fluiva argenteo e che impressionó tanto il giovane da farglielo battezzare col nome di un altro piú famoso: l’Eúfrates.

Questo nome gli era sempre piaciuto, forse perché era un fiume bíblico, forse perché sulle sue rive era sorta l’alba della civiltá o semplicemente perche lo deliziava il suono della parola: Eúfrates.

 

Il paese non arrivava alle cinquemila anime. Tutti gli abitanti si dedicavano a coltivare la terra e lo facevano con tale devozione che da lontano il posto sembrava un giardino degno dell’ Eden.Solo le case con i loro tetti rossi contrastavano con tanto verde e l’argenteo  fiume.Naturalmente, l’accoglienza fu calorosa

Tutti erano contenti di vedere un professore di letteratura cosí giovane. I suoi colleghi, in veritá, aspettavano un uomo anziano vicino all’etá della pensione. Nessuno accettava una nomina tanto lontano dalla cittá capitale dove si poteva fare una carriera piú brillante. L’età media dei professori era di 60 anni; Roberto ne aveva 27. Lo stupore fu enorme.

Dopo il ricevimento , si installó nella casa che il municipio gli cedette grazie alla nomina ottenuta. La casa sorgeva su un promontorio vicino al fiume, appena fuori paese. Non troppo lontano. In cinque minuti poteva arrivare camminando a scuola. Una sola cosa notó ed incominció ad inquietarlo: l’ubicazione della casa.Troppo vicina al fiume, il suo fiume: l’Eúfrates.

 

Una settimana passó.

Tutti gli abitanti della valle volevano bene a Roberto. Lo consideravano un vecchio amico che era andato nella capitale a passare le vacanze ed era ritornato.

I suoi alunni, dodici in totale, erano molto studiosi, apprendevano con facilitá.

Merito di Roberto. Per lui l’insegnamento era una vera vocazione. Lo faceva con passione ed amore. Spiegava le sue lezioni in forma semplice con parole che tutti potevano capire. Spesso lui stesso si interrompeva per spiegare il significato di questa o quella parola in modo che tutti ne sapessero il significato.

 

La vita trascorreva dolce e serena tra le sue lezioni, le chiacchiere dei contadini amici intorno ai faló e la lettura dei suoi libri preferiti a casa. Ma la preoccupazione iníziale incominció, di nuovo, a creargli una leggera angoscia. Ogni volta che tornava a casa, prima di entrare, contemplava il fiume ,il suo fiume: l’Eúfrates.

Vedeva la sua argentea placidità alla luce della luna. Sentiva come le sue acque serene gli entrassero nelle vene e lo cullassero fino a quando non si addormentava. Ma l’inquietudine rimaneva. Parló dei suoi timori con i contadini. Questi lo tranquillizzarono. Dalla fondazione del paese il fiume non era stato fonte di alcuna preoccupazione. Tutti lo amavano Fertilizzava i campi in modo incredibile. Permetteva di fare due raccolti l’anno. La prosperitá del paese dipendeva esclusivamente dal fiume. Nessuno ricordava che avesse mai rotto gli argini. Per questa ragione, tutte le case, ad eccezione della Chiesa e della scuola, erano costruite vicino alla riva. Ne domandó il nome. Nessuno seppe dirglielo.

Lo chiamavano semplicemente Il fiume.

 

Quella notte dormí senza preoccupazioni.

Il giorno seguente era Sabato. Festa patronale. Non c’era scuola.

Roberto leggeva il suo libro preferito: L’Eneide di Virgilio.

Quando arrivó al verso: “Placidum caput extulit unda....”, Toc,toc,toc, bussarono alla porta. Aprí.

La visione angelicale di una ragazza snella dagli occhi azzurri lo paralizzò per brevi secondi. Angela, approfittando del fatto che i paesani erano impegnati nella preparazione della la festa patronale, aveva deciso di far visita al giovane professore. Roberto, ripresosi della sorpresa cosí inaspettata, la invitó ad entrare.

Angela, timidamente con gli occhi bassi, entró nel salotto. Una occhiata fulmínea le fece notare che in quella casa mancava la presenza di una mano femminile. Sorrise nel vedere il disordine ordinato che la circondava.

 

Durante la conversazione, apparentemente frívola, Angela confessó con un candore arrossato che non sapeva leggere e scrivere e gli sarebbe stata molto grata se glielo avesse insegnato. Roberto accettó con entusiasmo.Si accordarono che lei sarebbe venuta tutti i sabati e che dopo aver fatto pulizía e messo in ordine la casa, lui le avrebbe impartito le lezioni. Il giovane professore non voleva essere in alcun modo ricambiato ma Angela fu irremovibile: Sarebbe stato il suo modo di retribuirgli le lezioni. Andarono insieme alla festa patronale. I due giovanni si innamorarono a prima vista.

Quella sera, prima di addormentarsi, il professore ricordó i versi di Virgilio:’Placidum caput extulit unda....’ e giusto in quel momento era apparsa Angela come se fosse stata lei a sorgere dalle onde e mostrare la sua placida  testa.

L’Eúfrates rimase nell’oblío. Per il momento!

 

Con pazienza settimana dopo settimana insegnó ad Angela a leggere e scrivere. E settimana dopo settimana l’amore non confessato cresceva. Fu la giovane a decidere. Su un candido foglio scrisse le parole magiche: -Ti amo -

Abbracció e bació ardentemente il professore che, timido per natura, non senza poche difficoltá, la fece sua.

Quella sera l’Eúfrates culló il sonno di due anime innocenti che avevano scoperto l’amore. Decisero di sposarsi durante la prossima festa patronale. Mancava un mese.

Il fidanzamento di Roberto ed Angela fu accolto come una benedizione da tutti gli abitanti della valle. Inmediatamente incominciarono i preparativi. Tutto il paese si era autoinvitato.

 

Si pulirono le strade, si ritinteggiarono le case, nella piazza fu posto un nuovo lastricato, perfino si presero accordi per un coro ed un organo per la Messa Maggiore nella chiesa. Lo stesso fiume Eúfrates sembrava partecipare all’ allegría generale con i suoi mormorii.

Sembrava!

Arrivó il giorno delle nozze.

Roberto attraversó le strade ornate di fiori e si diresse alla Chiesa. Non ebbe da aspettare molto. Le grida di gioia della gente gli ndicarono che la fidanzata, piú bianca e piú risplendente che mai, stava arrivando.

All’uscita della chiesa ebbero inizio i festeggiamenti. I novelli sposi, tra una pioggia di fiori e di riso, si diressero verso un palco appositamente costruito, dove, con  un ballo solenne, diedero inizio alla festa.

 

Lontano, all’orizzonte, oscure nuvole cariche di pioggia si stavano avvicinando alla valle.

Erano le sei del pomeriggio. La festa stava nel suo apogeo, quando incominciarono a cadere le prime gocce. Prima sporadicamente, poi sempre più fitte. Alcuni ricordarono l’antico adagio: Sposa bagnata, Sposa fortunata.

Quando la pioggia incominció a cadere piú forte, tutti si ritirarono in casa.Tutti avevano la speranza che smettesse presto. Tutti volevano ricominciare a festeggiare. A tutti si oppose l’Eufrates, il grande fiume.

L’inquietudine di Roberto fu placata dalle carezze di Angela. Fecero l’amore. I sensi si calmarono e le inquietudini scomparvero. Dopo un pó i due sposi, abbracciati, dormivano profondamente. Sopra di loro la pioggia cadeva.

Un tuono assordante sveglió Roberto. Era l’ora quarta. La pioggia continuava.

Angela dormiva. Sembrava un angelo. Mai un nome fu piú appropiato. Non potendo riconciliare il sonno, andó in salotto a leggere un libro. Riprese quello di Virgilio, e...quando lesse il verso “Placidun caput extulit unda...”, successe l’inevitabile: l’Eúfrates straripó.

 

Le acque infuriate da un forte vento inondarono tutto.

L’unica cosa che Roberto poté distinguere in quel marasma fu la testa di Angela che emergeva dalle onde chiedendo aiuto. Nuotó a piú non posso ma non riuscì a raggiungerla. Il giovane riuscí ad afferarsi ad un trave e tra le lacrime vide scomparire il caro volto dagli occhi azzurri.

L’Eúfrates, il pacifico fiume, che per anni aveva cullato il paese si era trasformato in un mostro devastatore.

Il mattino dopo, le uniche cose che erano rimaste in piedi erano la chiesa e la scuola. Roberto era fra i superstiti. La trave era stata provvidenziale. Di cinquemila solo trecento si erano salvati. Questa fu la morte della valle. I sopravvissuti emigrarono in altri posti.

Ancora oggi si puó ascoltare il suono delle campane mosse dal vento e il viandante ignaro puó osservare una scuola vuota in attesa dei suoi alunni.

 

Nella capitale, Roberto raramente legge il libro di Virgilio. I suoi occhi si riempiono di lacrime quando arriva al fatídico verso: “Placidum caput extulit unda…”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

JUTIRLA